I limiti della nostra impresa sono legati a ciò che siamo.

Per molto tempo, nella mia carriera imprenditoriale, ho visto e vissuto i panni di chi deve ogni giorno sovraintendere il lavoro di qualcun’ altro.

Poi, ad un certo punto, ho smesso. Avevo capito che ciò che stavo facendo non lasciava alcuna possibilità ai miei colleghi di esprimersi appieno, dimostrando realmente le loro capacità.

Così, capendo l’importanza di una gerarchia inderogabile e del concetto obiettivo/risultato, ho coniato con il termine “ponte” uno degli atteggiamenti che per me furono più limitanti nella mia vita manageriale.

Ed oggi, quando entro in una nuova realtà, mi chiedo come riuscire a far percepire un concetto così semplice ma che ha avuto per me un risvolto assolutamente inaspettato.

Il ponte

Il rispetto della gerarchia

Prima di parlare di “ponte” occorre capire ed interiorizzare come, in ogni impresa, debba esistere forza di cose una gerarchia condivisa, nei fatti e nelle intenzioni.

Che sia con un modello a team oppure una più marcata visione legata alla leadership poco cambia. Deve esistere una gerarchia; solo così l’azienda diventa “governabile”.

È una questione di management, ed è essenziale per delegare l’operatività lungo tutta la catena aziendale.

  «Avete una gerarchia definita e condivisa?»

Se la risposta a questa domanda è un “abbastanza!” allora sappiate per certo che il tema del “ponte” vi riguarda da vicino. È lo stesso problema che vi portate da tempo, ed il più grande limite per la vostra impresa.

Il ponte è più deleterio di quanto si pensi.

Quando parlo del “ponte” in azienda sembro sceso dalla Luna. Le persone mi guardano come se ciò che dico, in fondo in fondo, non sia poi così fondamentale.

La mia verità è che pochi imprenditori sanno cosa significhi liberarsene, e di quanto sia fondamentale evitare il più possibile questa pratica deleteria.

  «Ma che cosa è di preciso il ponte?»

Parlavamo prima di gerarchia, dove ogni essere umano, in azienda ha un proprio ruolo, giusto?

Ecco, il concetto di “ponte”, come lo chiamo io, prende il nome proprio da quel “bypassare” il ruolo gerarchico adottando la più classica delle scorciatoie imprenditore-collaboratori (“ponte verticale”) e/o manager-manager (detto “ponte laterale”).

È un classico, ve lo assicuro.

Ponte verticale

Il "ponte verticale" è presente soprattutto nelle piccole medie imprese, nelle quali a detenere la leadership aziendale è spesso un solo soggetto. L'imprenditore appunto.
Esso si manifesta quando l'imprenditore prende il posto, dal punto di vista gerarchico, di un qualsiasi Responsabile di funzione, al fine di evitare conseguenze deleterie.
A quel punto ecco manifestarsi il "ponte verticale".

Ponte laterale

Il concetto di "ponte laterale" si presenta solitamente nelle imprese più strutturate, nelle quali gli ambiti di operatività di ogni Responsabile di funzione sono definiti in base all'organigramma aziendale.
Esso si manifesta quando qualsiasi Responsabile di funzione "invade" il campo decisionale di un collega pari grado, creando così una sorta di "doppia direzione" all'interno dell'ambito del collega Responsabile.
A quel punto ecco manifestarsi il "ponte laterale".

Ponti per tutti i gusti

Responsabilità in primis

Quando scegliamo, da imprenditori, di bypassare un ruolo gerarchicamente definito, facciamo fare un piccolo passo indietro alla nostra impresa. Eppure non è così raro. Anzi.

È il classico caso imprenditore-collaboratori, nel quale il responsabile rimane impotente spettatore di fronte ad una pratica che toglie di fatto responsabilità a quest’ultimo. Ma succede, altrettanto spesso, quando da responsabili entriamo con le nostre scelte nell’ambito di una altro responsabile.

Un altro classico. Un altro sbaglio.

Il problema vero è che pochi si accorgono di quanto questi comportamenti siano realmente deleteri. E così ripetono all’infinito un comportamento diventato ormai abitudinario.

E l’azienda non cresce. E le persone si lamentano.

Evitare il ponte è rischioso. Lo so bene.

Il concetto di “ponte” come pratica ormai abitudinaria in azienda ha molto a che fare con il termine “fiducia”.

Nella mia carriera l’ho vissuto più volte, e ne ho subito gli effetti deleteri.

La verità, per come la conosco io, è che un qualsiasi responsabile “defraudato” del proprio ruolo perde motivazione, e solitamente anche entusiasmo. L’effetto del “ponte”, sebbene poco visibile, ha la capacità di abbattere la responsabilità del singolo, facendo vacillare l’intero sistema azienda.

E così solitamente ognuno comincia a “coprire” le mancanze di un collega, e da questo comportamento ne deriva un’impresa ferma, labile e difficilmente governabile. Cadono i concetti di valutazione delle competenze, e viene meno la possibilità di accettare una visione comune legata al benessere aziendale.

Un’ altra impresa che vacilla, proprio nel bel mezzo di un altro “ponte”…

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