Essere Responsabili è un discorso mentale

In ogni organizzazione degna di tale nome si individuano mansioni e gerarchie che spesso vengono definite solo in maniera razionale. E quando dico razionale intendo che si tende, come male comune, a dimenticare le famose soft-skills al quale ogni ruolo deve ambire.

Lo dico per esperienza.

Ho visto collaboratori (che qualcuno chiama dipendenti) tentare di arrivare al ruolo di Responsabile, senza averne alcuna caratteristica mentale. Persone razionali, con in mente una scalata che prevede solamente una maggiore retribuzione.

  «Ma cosa chiede in cambio il ruolo di Responsabile?»

Il cervello umano in azienda

Ho sempre pensato che l’essere umano sia la più grande fonte di ispirazione, anche sul lavoro.

Eppure molti Responsabili, o manager di ruolo, sono ancora troppo legati al tema del “fare” operativo, dimenticando capacità che potrebbero fare per loro la differenza. A volte dimentichiamo di avere un cervello, solo perché non lo vediamo.

L’amigdala è una parte profonda del cervello a forma di mandorla che gioca un ruolo chiave nell’apprendimento di risposte emotive adeguate agli stimoli ambientali. La sua scoperta si deve ad un gruppo di studiosi dell’Università di San Francisco, ed oggi ricopre un ruolo fondamentale anche nella capacità di gestione del proprio gruppo di lavoro.

Essa riceve, in buona sostanza, tutti i segnali dal mondo esterno e li trasforma in reazioni concrete. È li, proprio in quel momento, che l’amigdala sceglie per noi cosa fare. E se farlo.

Un'amigdala poco allenata

L'amigdala e l'operatività

Paure, ansie, ricordi ed emozioni… sono tutti lì dentro.

Mentre il mondo ci circonda il nostro cervello, durante la nostra evoluzione, ha plasmato per noi il nostro centro neurale, dando vita ad un piccolo filtro neurale in grado di modificare la nostra percezione dei segnali esterni.

Ecco perché, come dico spesso, i Responsabili sono persone diverse. Lo ripeterò all’infinito.

Esiste una differenza sostanziale nelle cellule neurali di Responsabili ed operativi che non va assolutamente denigrata. Anzi, al contrario. Se il nostro cervello ritiene necessario, per ogni stimolo esterno, agire esclusivamente con risposte razionali, passando dalla ragione all’azione in troppo poco tempo, eccoci di fronte ad un operativo.

Un cervello allenato per la responsabilità

Se è vero che perciò è il nostro cervello a decidere a come rispondere a ciò che ci circonda, non possiamo che affermare che gestire un gruppo di lavoro è un discorso tutto mentale. E nell’amigdala, e nelle reazioni della stessa, giace il segreto per diventare grandi leader, oppure ottimi operativi.

Lì, proprio sotto il nostro naso, ecco la risposta a ciò che siamo, ed a dove vogliamo andare.

  «Ma cosa cambia a livello mentale tra un operativo ed un Responsabile?»

La razionalità

Rispondere subito non è sempre una scelta intelligente

In molti collaboratori prettamente razionali il tema del “fare per rispondere” sembra essere l’unica modalità adeguata ad uno stimolo esterno. Persone legate all’operatività che, di fatto, non è altro che la definizione di un atto concreto come risposta ad uno stimolo che imprime un’emozione negativa.

Come ho sempre detto il tempo di risposta a qualcosa di negativo definisce noi stessi. Ed il nostro ruolo.

Nelle persone razionali, che non hanno sviluppato la loro emotività, si contraddistingue appunto una necessità di risposta immediata, spesso troppo pratica. Che sia un’offesa oppure un qualsiasi atteggiamento negativo di un superiore oppure di un cliente poco cambia. I razionali reagiscono subito, e male.

Se ad esempio vi ritrovate di fronte ad un Responsabile che, una volta additato per un ritardo di consegna, tenderà a reagire nell’immediato, con qualsiasi mezzo, anche verbale, egli ha già definito la propria incapacità emotiva. E pertanto farà più fatica a ricoprire il proprio ruolo.

Grandi razionali, ed incapaci emotivi.

Fermi tutti, sono un Responsabile

La differenza, che si sviluppa in buona sostanza nell’amigdala, passa attraverso la capacità dunque di riuscire a non rispondere nell’immediato ad uno stimolo in contrasto con il nostro ambiente lavorativo.

I Responsabili capaci fanno questo. Di fronte ad un input negativo essi si fermano, attendono, e pensano. In quella fase un Responsabile di produzione è in grado di interiorizzare il fallimento, e studiare “reazioni di lungo periodo”. E così vale anche per i diverbi con i colleghi, e le diatribe con la clientela.

I Responsabili pensano prima di agire. Gli operativi agiscono, e conoscono solo quella risposta.

Fidatevi di chi non risponde subito ad un’offesa. Diventerà un ottimo Responsabile.

—Fadini Alessandro, Temporary Manager

Da operativo a Responsabile, un cambiamento sostanziale

Riuscire a far capire ad un collaboratore prettamente razionale che l’essere Responsabile di un reparto o di un ambito aziendale è un altro lavoro non è per niente semplice. Inizialmente, ne siate sicuri, ciò che stiamo cercando di far percepire verrà preso come insensato.

È normale. Non è una persona a rispondere, ma è sempre e solo una risposta mentale, risultato di anni di convivenza con una struttura neurale esclusivamente pratica.

Il mio consiglio perciò, se volete trasformare un grande operativo in un buon Responsabile di reparto, è quella di insegnare l’arte dell’attesa e dell’analisi. Aspettare, pensare, prima di passare all’azione. Una volta ricevuto uno stimolo esterno, come un commento, un’urgenza, oppure una discussione, è fondamentale che la persona che abbiamo scelto riesca a mettere a tacere il proprio senso pratico.

La capacità di analisi è il secondo delicato step. «Come siamo arrivati a ciò che è accaduto?»

Anche così l’amigdala riuscirà a plasmare sé stessa ad un nuovo livello di comprensione. E così, con il tempo, otterremo un’operativo diventato ormai un buon Responsabile.

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