Neuroni specchio, questi sconosciuti.

I neuroni specchio, sono stati scoperti verso la fine del ‘900 da un gruppo di ricercatori dell’università di Parma guidati dal professor Giacomo Rizzolatti. Sono in buona sostanza delle cellule motorie del nostro cervello, che si attivano quando compiamo una determinata azione e quando vediamo compierla.

Come descritto in questo articolo lo stesso neurone si accende per cause motorie, come afferrare una mela e per cause sensoriali, come vedere qualcuno afferrare una mela. Ogni neurone si attiva solo per un tipo specifico di movimento: ad esempio il neurone che si attiva mentre vediamo afferrare/afferriamo la mela non si attiva quando lanciamo o vediamo lanciare una mela.

Essi ci donano tutte quelle peculiarità umane, come il linguaggio verbale, l’empatia e la capacità di imparare velocemente mediante l’imitazione, fondamentali per la nostra evoluzione. Un tema che sembra distante anni luce dalla vita d’impresa ma che, se capito, può portare notevoli vantaggi, anche tra le mura aziendali.

La sincerità in azienda

La sincerità a prova di neurone.

Ho visto imprenditori mancare di sincerità nei confronti dei propri collaboratori, ed altrettante volte ho visto il contrario. Col passare del tempo mi sono reso conto che questi due atteggiamenti sono spesso reciproci.

Il manager si tiene ben stretta la propria verità, e di contro gli operai agiscono solo secondo i propri interessi.

Ci riempiamo la bocca di tanta “sincerità”, ma raramente ho visto imprenditori trasmettere la reale situazione, magari difficile, nella quale versa la propria impresa. Oppure, capita spesso, pensiamo che essere sinceri sia valido, ma solamente se ciò che dobbiamo dire è in qualche modo positivo. Ci piace vantarci, non essere sinceri.

Ci esponiamo quando sembra tutto “rose e fiori”, come quando il fatturato aumenta, ma poi appena la barca comincia ad incrinarsi, ecco che la beneamata verità comincia a latitare. E di contro, coloro che dovrebbero starci accanto, perché lo hanno sempre fatto, ci voltano le spalle.

Con la fiducia, stesso discorso.

Che sia un atteggiamento derivato da qualche neurone o meno, poco importa. Sicuramente, per come ho vissuto la mia carriera, posso dire che la fiducia si comporta alla stessa maniera della sincerità.

La parola fiducia sembra un termine banale ma, in azienda, assume una caratteristica fondamentale.

  « Quanto ci possiamo fidare dei nostri colleghi? »

  « Quanta fiducia possiamo riporre nel nostro titolare? »

Ognuno di noi, nella propria impresa, si è posto almeno una volta una domanda del genere. Ho visto imprenditori delegare ma solo parzialmente la propria operatività, con la paura in tasca di chissà quale danno collaterale. Al primo errore ecco la fatidica frase « Non mi dovevo fidare! », come se il “fidarsi” presupponesse la perfezione nel collega responsabilizzato.

Altrettanto accade tra colleghi dello stesso reparto. Nelle relazioni partiamo spesso con il “freno a mano”, cercando prima di capire se possiamo fidarci o meno. Di contro, proprio come accade su di una superficie riflettente, il nostro interlocutore si comporta in maniera titubante. Esita. Ci analizza. Cerca di capire se, la minima parte di fiducia che ci ha donato, è ben riposta.

In entrambi i casi, ottenere la fiducia e la sincerità da chi abbiamo di fronte, diventa un calvario lungo e complesso, che può terminare anche con un “nulla di fatto”.

Rischiare per capire

Prima o poi dovrete osare

In un contesto nel quale entrare in empatia con gli altri sembra difficile, una delle due parti deve riuscire ad andare oltre. Aspettare che il collega, di cui nutriamo “parziale” fiducia, soddisfi appieno ciò che è nel nostro ideale, è quasi impossibile.

I neuroni specchio tuttavia ci insegnano una regola fondamentale, anche in azienda.

Delegate per gradi, ma fatelo fino in fondo.

Non abbiate paura di andare oltre, cercando, fin da subito, di essere sinceri e fiduciosi in coloro che avete scelto. Che sia un capo-reparto impreparato, oppure un collega un po’ “strano”, riceveremo dal nostro interlocutore il meglio solo se saremo disposti a dargli il massimo.

Spesso su questo tema il nostro passato non aiuta. Chiunque sia stato “tradito”, oppure abbia sbagliato nel fidarsi di un particolare collega, porta con sé la ferita anche nelle relazioni future. Ma, ripensando al passato, una domanda sorge spontanea…

  « Siamo stati del tutto sinceri? »

  « Ci siamo fidati ciecamente? »

Poco per volta, ma puntando al tutto.

Se, come i neuroni, impareremo a delegare attraverso l’esempio, basterà una graduale apertura basata su fiducia e sincerità reciproche. Un percorso che, come successo a me, ci mostrerà le vere capacità del collega del quale abbiamo scelto di fidarci. In caso contrario, proprio perché abbiamo scelto la sincerità, sarà egli stesso a tirarsi indietro.

  « Non ci riesco » mi disse un giorno un collega che avevo scelto come futuro Responsabile. Nessun giudizio. Nessuna critica. Solo sincerità e fiducia.

In azienda, per gestire un gruppo di persone, ogni leader deve fare una scelta importante. Fidarsi. E, come per questi nuovi neuroni, forse impareremo che, tutto sommato…

” Riceveremo ciò che saremo disposti a dare. “

—Fadini Alessandro,Temporary Manager

Restiamo in contatto

Hai trovato questo articolo interessante?

Utilizza i due tasti per inviarmi una richiesta di collegamento sul social Linkedin, oppure per contattarmi direttamente all’indirizzo info@fadinialessandro.com.

Profilo LinkedinRichiesta informazioni
Restiamo in contatto

Hai trovato questo articolo interessante?

Utilizza i due tasti per inviarmi una richiesta di collegamento sul social Linkedin, oppure per contattarmi direttamente all’indirizzo info@fadinialessandro.com.

Profilo LinkedinRichiesta informazioni