E adesso, che si fa?

Quando entro in una nuova azienda, pronta per il cambiamento, la mia prima preoccupazione è di capire chi è, o chi è riconosciuto, come Leader. Sembrerà banale ma non è detto che la persona al comando dimostri gran doti di Leadership, perciò non è detto che esso sia sempre l’imprenditore.

Ho visto aziende nelle quali il Leader è indiscutibilmente il capo-reparto, oppure il direttore commerciale. Per questo motivo mi sono sempre chiesto…

" Ma come si fa a capire chi è il Leader? "

Le difficoltà chiariranno ogni cosa.

In questi momenti difficili, dove gran parte delle aziende italiane deve fare i conti con l’epidemia di Coronavirus, le persone attendono quotidianamente indicazioni da chi, tra loro, indicherà loro i comportamenti da seguire. E qui viene il bello.

Si perché, se venite indicati come Leader, e la situazione attuale incombe su di voi, sappiate che non avrete vita facile. Oggi i collaboratori italiani si chiedono cosa sia giusto fare. D’ altro canto invece, manager ed imprenditori, sperano nella mancata chiusura dei propri siti produttivi, evitando perdite economiche difficilmente recuperabili.

Difronte a questo dilemma ogni buon Leader sa perfettamente cosa va fatto, ma il problema non è mai solamente “pratico”, ma molto più mentale. Il dilemma resta sempre quello.

” Tutelare i collaboratori o salvaguardare il fatturato? “

Il dialogo attivo

Il potere del confronto attivo.

La vita di ogni Leader non è mai rose e fiori. Esistono situazioni nelle quali mettere d’accordo tutti è difficile, forse impossibile. Esistono però casi, e ne ho visti molti, dove un Leader capace può fare la differenza. Sempre.

È il caso nel quale egli decida, per risolvere una diatriba, di accendere un confronto attivo tra le parti. Non è banale. Essere Leader significa anche mediare, non solo decidere. Mediare per il bene di tutti ovviamente, ed è su questo tema che occorre una precisazione.

Sono sempre stato un antagonista del criterio giusto/sbagliato, ed ho sempre fatto molto affidamento sulla capacità personale di creare dialogo tra le persone. Quando mi chiedono “Tu che faresti?” spesso la risposta è “Ne parlerei.”

Un Leader decide, ma nel dubbio crea il dialogo.

Se il vostro compito è quello di risolvere l’attuale emergenza, e vi ritrovate ad essere indicato come Leader, sappiate che non esistono solo soluzioni immediate. Certo, la situazione lo impone, ma dire o fare qualcosa subito non è sempre la soluzione giusta.

Quello che io consiglio sempre, di fronte ad una difficoltà, è di rivolgersi al proprio Leader. Egli, nella propria testa, saprà benissimo trovare una soluzione. Ma la parola “soluzione” non deve trarre in inganno. Un Leader non può decidere della vita degli altri in azienda, tanto meno delle eventuali perdite economiche dell’impresa.

Può però, e nel caso del vero Leader verrà automaticamente, accendere un dialogo concreto tra le parti, perseguendo il bene della collettività. Una mediazione che deve far riflettere. Si perché essa deriva da una capacità di empatia che non va minimizzata. Il Leader sa bene cosa rischia, e cosa può perdere. In questo frangente però, caratteristica da non sottovalutare, egli sa PONDERARE attivamente.

Siate sinceri, ne guadagnerete tutti.

In una fase di dialogo è facile cadere nel tranello di “tirare l’acqua al proprio mulino”. Ma il Leader, in una fase delicata come questa, sa benissimo che ciò non va fatto. Un Leader attento, che conosce diritti e doveri, non è mai di parte.

Lo ripeto spesso, anche se nella realtà è difficile. Spesso si cade vittima di superiori tiranneggianti, oppure è impossibile far entrare nelle testa di qualcuno il concetto di tutela. Avviene invece spesso però che il Leader riesca, attraverso riunioni che definisco “intelligenti”, a far accendere una lampadina nei partecipanti.

Il Leader non è mai schierato, e conosce bene le conseguenze di atteggiamenti partitocratici. Egli, come spesso detto, persegue fini più alti, alla ricerca di una giustizia che sia condivisa dal gruppo, e fonte di entusiasmo e motivazione.

Essere Leader è così. Non si è giusti o sbagliati. Ma soltanto sé stessi.

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