Guardare ed osservare, due mondi paralleli.

Ho trascorso molto tempo passeggiando attentamente per gli stabilimenti di una PMI, assaporandone ogni giorno l’aroma, come un buon caffè. Ho cominciato presto come Responsabile, all’età di 22 anni gestivo già il reparto di produzione, dopo un intenso periodo di lavoro come operatore macchina.

Mi sono sempre appassionato di persone e, nello specifico, sono sempre stato attratto dal poter capire o concepire lo stato d’animo altrui. Avevo già compreso al tempo, come oggi, che la parte emotiva di un collaboratore è un aspetto imprescindibile, soprattutto in una impresa manifatturiera.

Se ogni essere umano divide la propria capacità tra competenza ed attitudine, è logico che le soft-skills abbiano un valore enorme all’interno di una azienda. Almeno del 50%.

I primi anni

Osservavo, capivo, meditavo. E poi agivo.

Già da giovane (non che sia vecchio!) mi incuriosiva testare la motivazione e lo stato d’animo altrui, provando ad interrogare i colleghi dopo una attenta analisi oggettiva. Li osservavo, anche da lontano, cercando un segnale che mi indicasse qualsiasi problema, o insofferenza.

Successivamente, con calma, mi approcciavo a loro con attenzione, cercando di comprendere quanto, ciò che avevo percepito, corrispondesse alla realtà. Imparai, come si studia la matematica, ad intercettare atteggiamenti negativi e ad “entrare” in sintonia con gli altri.

Dopo poco tempo ciò che sapevo fare diventò la normalità. Lo sapevo fare, e lo facevo, ma senza tante preparazioni. Osservavo, capivo e poi, con attenzione, agivo.

E così pochi giorni fa evitai un furto.

Ciò che sto scrivendo potrà sembrare banale ma, come ogni cosa che sembra semplice, deriva da anni di osservazione ed attenzione, alla ricerca di comportamenti anomali.

Poche sere fa, nello specifico, entrai in un grande magazzino, alla ricerca di un paio di scarpe eleganti. Si avvicinava l’orario di chiusura.

Come sono abituato a fare, una parte di me si concentrava sul possibile acquisto ma l’altra, forgiata da anni di passeggiate intelligenti, analizzava il contesto. Ad un certo punto il mio cervello accese una lampadina. Non poco distante da me riconobbi in un ragazzo un atteggiamento che definirei “inquieto”.

La paura

La paura si vede, e si sente.

Guardai il giovane da lontano, e capii che aveva paura. Era troppo attento, i movimenti delle braccia titubanti, lo sguardo rivolto in più direzioni. Sembrava una lavoratore incapace durante l’ispezione mattutina dell’imprenditore.

Analizzai la situazione. Pochi metri dopo di lui un seconda ragazzo, coetaneo, girovagava senza meta.

‘Ecco il palo’ pensai.

Mi fermai a debita distanza, nessuno si sarebbe accorto di me. Con un occhio sceglievo un paio di scarpe e con l’altro aspettavo, in attesa del segnale definitivo. La prova. Poi, come un fulmine, il primo ragazzo, abbassò la testa.

‘Bingo!’ esclamai. Quel ragazzo stava facendo qualcosa di sbagliato, ed il fatto che si fosse chinato indicava che sotto di lui portava qualsiasi tipo di contenitore. Lungo la corsia lo osservai, notando, mia fortuna, due semplici lacci fuoriuscire dallo scaffale. Uno zaino.

Non avevo le prove, non lo avevo visto rubare, e nemmeno infilare la refurtiva, ma sapevo benissimo cosa stava succedendo.

Non so come hai fatto, ma grazie infinite.

Avvisai una commessa avvicinandola a me con una scusa. Le spiegai la situazione, lanciando una scommessa.

‘Mi ci gioco cinquanta euro’, le dissi, mentre lei allarmata, sbirciava in lontananza la coppia sospetta. Quel che successe dopo fu abbastanza scontato perché il “palo”, vedendo una commessa allarmata dirigersi nella zona casse alla ricerca di una Responsabile, avvertì il complice. I due lasciarono lo zaino a terra, e si dileguarono come clienti abitudinari, superando le casse con disinvoltura.

La commessa tornò. Non capiva. I due giovani se ne erano andati a mani vuote.

‘Cosa era successo?’

‘Cosa stava succedendo?’

Accanto a noi si materializzò la Responsabile del negozio, con accanto uno zaino enorme. All’interno molti capi di abbigliamento, scarpe e quant’altro, pronti ad essere trafugati. La commessa ne restò allibita e devo dire io ne rimasi molto sorpreso.

L'epilogo

La giustizia, coadiuvata dalle telecamere di sorveglianza, faranno, credo, il loro lavoro. Se non altro la catena di abbigliamento è riuscita a capire le nuove modalità utilizzate dai malfattori, che già tempo prima erano riusciti nel loro intento. Sapranno porre rimedi, mi auguro, ed evitare altri possibili furti.

A me resta un grandissimo ringraziamento da parte di tutte le colleghe, accorse a decifrare l’accaduto. Aver sventato un furto mi fa molto piacere. Sapere che ciò che ho appreso negli anni può aiutare qualcuno, per me, non ha eguali.

Chi è in grado di entrare in empatia con gli altri avrà una marcia in più.

Da questa storia, come nella storia della mia carriera, traggo sempre una morale da ribaltare sull’aspetto lavorativo.

Ogni giorno un imprenditore passeggia per i propri stabilimenti solo per guardare, mai per osservare. Non riesce a cogliere le differenze tra coloro che lavorano per il mutuo, e chi lavora per la loro azienda. Non riescono a fare breccia nelle difese altrui, e questo genera lamentele, incomprensioni e turbamenti.

Invece di dare spazio al dialogo, tendono spesso al “pensare di avere ragione”, che di solito è l’antitesi del “qui ho ragione io”. Così facendo perdono quanto di bello ha ogni essere umano da offrire. Perdono efficienza, rispetto ed autorità, ma non se ne accorgeranno mai.

Se volete guardarvi attorno, fatelo con attenzione. Sviluppare una PMI non è solo questione di numeri, di investimenti o di macchine. Produrre e far produrre è un’arte, ed essa va sviluppata quotidianamente. Osservate bene gli altri. Ci potrebbe essere qualcuno che ha bisogno anche, e soprattutto, di voi.

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