La condivisione, prima di tutto.

Parlare. Dire. Indicare. Tutti modi che l’essere umano utilizza da tempo ma, in azienda, non sempre vengono utilizzati a dovere. Spesso ci si ferma ai nostri colleghi, ai nostri compagni d’ufficio.

Esiste una barriera spesso, tra coloro che lavorano attivamente e l’imprenditore. Ed anche, la stessa, tra persone di reparti diversi, o con mansioni differenti. Persone, ma non amici. Non amici tali da poter condividere il quotidiano. Ci chiediamo “Ma che senso ha condividere tutto con tutti?” eppure siamo noi i primi a non tentare.

” Siamo esseri sociali, ma solo con chi vogliamo noi. “

— Fadini Alessandro, Temporary Manager

Frammenti d'impresa

Un'impresa fatta di tante imprese.

Esiste una specie di patina trasparente tra il nostro mondo interiore e quello che ogni giorno mostriamo, soprattutto al lavoro. Imprenditori e collaboratori vivono assieme per la maggior parte della propria vita, ma raramente riescono ad entrare in empatia tra loro, tranne in rari casi.

Eppure, convivere in un ambiente dedito ad un obiettivo comune dovrebbe far aprire le persone. A forza di condividere gli spazi, ed i problemi, dovremmo più che mai riuscire ad entrare nella testa di chi ci lavora accanto. Subito, al primo semplice sguardo.

Ed invece, non sia mai, appena individuata la nostra area sicura, quella che per intenderci conta due o tre colleghi fidati, fine delle comunicazioni. Aziende composte da piccoli gruppi, ognuno con una propria idea. Pochi, pochissimi, dalla parte dell’imprenditore o del manager di turno.

Vi siete dimenticati un dettaglio.

Se anche nella vostra impresa le dinamiche sono simili, ossia vivono una moltitudine di gruppi divisi, sappiate che state sbagliando qualcosa. Io, che l’ho vissuto in prima persona, di certo non ho la bacchetta magica, ma penso che un rimedio esista, come sempre.

Il fatto è che finché l’azienda è ancora piccola, di dimensioni ridotte, magari con una decina di persone, la cosa è molto più semplice. Tutti a seguire il capo.

“Ma poi?”

Le medie imprese

Nelle medie imprese la storia si complica

Nelle imprese con oltre la decina di collaboratori le cose si complicano. L’imprenditore, oggetto delle critiche più tenaci dei collaboratori, di certo non hanno alcuna intenzione di scendere dal suo bellissimo trono incantato. Alla stessa maniera, schiere di lavoratori, di certo non aspettano altro che giudicare o contestare l’operato di questo o quel titolare.

“Risultato?”

Aziende divise, frammentate. Incapaci di far fronte comune nelle difficoltà, costantemente preda delle lamentele e delle insofferenze di tutto e di tutti. Insomma, il classico scenario nel quale arrivare a sera diventa molto più complicato. Figuriamoci crescere o migliorare.

Sentirci umani non è per tutti.

Quello che vado ripetendo spesso è che, nelle aziende di questo tipo, manca una cosa soltanto. La capacità di condividere empaticamente. La condivisione di per sé non è certo semplice, ma è ancora più difficile se essa prevede di mettere sul piatto i propri bisogni o le proprie paure.

Ma, per mia fortuna, esistono anche imprenditori e collaboratori che riescono a farlo. Io, nel mio piccolo, mi sento un privilegiato della prima categoria.

Per anni ho portato avanti una mentalità diversa, basata sull’empatia e sulla condivisione totale, ad ogni costo. La verità è che un imprenditore incapace di condividere sé stesso con il gruppo, finirà solo. Allo stesso modo un collaboratore sempre sulle proprie posizioni non riuscirà mai ad entrare in sintonia con i colleghi, cosa che, di fatto, lo limiterà moltissimo nella propria giornata lavorativa.

Tagline

Condividere noi stessi non è per niente facile.

Se siete veri Leader, con la L maiuscola, saprete perfettamente condividere anche le vostre paure. Siamo e restiamo esseri umani ma spesso, nelle mura aziendali, vogliamo far credere di essere più forti. Ci vincoliamo ad una condizione per la quale, pensiamo, il lavoro non sia il luogo ideale per parlare di certi argomenti.

Ed invece è sbagliato.

Occorre capirlo. Lo dico agli imprenditori, ma lo dico anche a coloro che additano, sparando sentenze. Ci sono persone che fanno fatica a parlare di sé stessi, ma non per questo significa che essi non vivono una propria interiorità oppure, come spesso capita, un forte senso di responsabilità per il contesto nel quale operano.

Oltre la critica.

La critica, in ogni caso, rimane uno scoglio insormontabile per qualcuno. In effetti, come essere discordi. Gli imprenditori agiscono secondo i propri ideali, “Come possono i collaboratori capirli, e farli propri?”.

Con la condivisione, dico io. Sempre con la condivisione. Parlare di lavoro è sempre molto facile.

“Ma chi riesce a parlare di vita, di paura, di bisogno e di obiettivi, al lavoro?”

Forse basterebbe ammettere di essere solamente molto simili, ma con ruoli molto diversi. Basterebbe smettere di ergersi a posizioni migliori, solo perché abbiamo idee diverse dagli altri. Dovremmo mettere sul tavolo noi stessi, senza paura che qualcuno possa contestare ciò che vediamo. Basterebbe accettare noi stessi, con i nostri pro ed i nostri contro.

Così, giusto per vedere l’effetto che fa.

Per saperne di più

Vorresti applicare anche nella tua impresa questa nuova mentalità?

Clicca qui