Ecco un dettaglio che fa sempre la differenza.

[continua da questo articolo]

L’ utilizzo delle parole, in azienda come nella vita, fa la differenza tra un manager capace ed un lavoratore qualunque.

Ne I BISOGNI DEL TEAM è perciò importante non considerare tanto ciò che si fa in maniera pratica. Al contrario occorre analizzare come, ciò che facciamo, viene percepito dai nostri colleghi, nei vari livelli della scala gerarchica aziendale. E’ un concetto diverso. Meno tecnico e più emotivo.

Bravo, grazie e scusa, parole sante.

Il Riconoscimento del valore e dell’ aiuto altrui, per come lo intendo io, è qualcosa di molto prezioso in azienda. Deve entrare a far parte in maniera strutturale della cultura dell’ impresa. Sarà promosso dall’ imprenditore e dai manager, per poi diffondersi a macchia d’ olio al resto dell’ ambiente lavorativo.

Esso proviene da un concetto basilare per affrontare qualsiasi sfida imprenditoriale, ossia dall’ umiltà personale. E’ un fattore ancora poco di moda ai giorni nostri. Ecco perché spesso dico che non è possibile parlare di cose in cui non si crede. Gli imprenditori umili lo sono sempre, gli altri solo nel caso in cui il collaboratore sia intenzionato ad andarsene.

" Non ti ho mai detto quanto eri importante per noi. "

— Fadini Alessandro, Temporary Manager

Torniamo al concetto già espresso, nel quale un imprenditore o manager razionale si attacca a quanto più sia possibile solo nel momento del bisogno. Classico caso della frase appena citata. E’ un errore visto e rivisto. E’ figlio di una mentalità del tipo “dare solo per ricevere”, che andava bene anni or sono.

Li definisco MIR, dalle iniziali Manager, Imprenditori, Responsabili. Sono figure di responsabilità ma incapaci di distaccarsi da attitudini estremamente razionali, che li rende di fatto limitati.

I veri direttivi moderni, coscienti di dover istituire una mentalità basata sul riconoscimento, raramente diranno mai frasi del genere. Essi partono dalla base. Diffondono apprezzamento in maniera costante, a coloro che lo meritano, come rimproverano coloro che non hanno portato a termine gli obiettivi, sempre in maniera ponderata.

Può un MIR riscoprire la propria umiltà?

Spesso mi è stato chiesto se un MIR (manager, imprenditore, responsabile) possa mai riscoprire la propria umiltà, diffondendo riconoscimento nel proprio team.

La risposta come sempre è multiforme. Ricordo sempre che il modo di fare di ogni individuo è figlio dell’ ambiente nel quale si è cresciuti. Di fatto perciò, se nell’impresa non esiste alcun cambiamento radicale, difficilmente il vostro superiore potrà mai cambiare atteggiamento.

Molti collaboratori rimangono incastrati nell’ attesa. Un’ attesa destinata a durare in eterno. Sono molti coloro ormai stanchi di continui rimproveri, e di non ricevere mai alcuna nota di merito. Se nella vostra realtà non è in atto una vera e propria ristrutturazione, oppure l’ imprenditore è stato miracolosamente illuminato, sappiatelo. Le cose non cambieranno.

" Raramente ho visto persone cambiare mentalità, se non perché costrette a farlo. "

— Fadini Alessandro, Temporary Manager

La verità, per come la vedo io, è che per molte persone attribuire valore ai propri colleghi rimane un miraggio. Sono troppo immersi nella propria sfera privata per accorgersi del potenziale di chi è loro accanto. Riescono solo a denigrare invece di ascoltare. Sono bravissimi a chiudere gli occhi, invece di affrontare questioni spinose.

Ma se puntate ad una azienda solida, con fondamenta robuste, il riconoscimento è uno di quei passi mentali che occorre fare. E non parlo di soldi, sia ben chiaro. Non scambiate mai il riconoscimento con lo stipendio, o con i compenso o con la maggiorazione.

Se lo fate, e nel vostro cervello si annida l’ idea che essi siano, di fatto, Riconoscimento, preparatevi. Vedrete i vostri colleghi andarsene, magari ahimè, con i vostri beneamati quattrini.

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