Fare impresa significa faticare, e faticare significa andare oltre le difficoltà.

Guardando la pioggia cadere pensai che forse, ma si dai, forse qualcuno sarebbe venuto a prendermi.

Era un giorno come un altro. Un pomeriggio estivo, i soliti compagni di classe che escono di corsa da scuola, ed io, con il mio zaino di dimensioni esagerate, che osservo la pioggia incessante, ultimo ostacolo tra me ed il pranzo meritato.

La vita, per come la conosco io, non ti viene mai a salvare. Ed è così, come di fronte ad un problema, che spesso mi sono chiesto se, alla fin fine, la vera soluzione non siamo che Noi.

E così, quando l’ultima auto in lontananza se ne andò, eccomi di fronte ad una cruda ma troppo vera realtà

Me la sarei dovuta fare a piedi, senza alcun riparo.

Essere un ragazzo di undici anni e capire che ci aspetta un bel chilometro di strada tutta gambe e fiato, sotto un acquazzone tropicale, non è certo piacevole; tuttavia, se ci ripenso, è proprio in momenti come quelli che ho imparato a cavarmela da solo.

Si, lo so, spesso vorremmo che qualcuno venisse a salvarci, ci piacerebbe veder spuntare, dal nulla, la croce rossa a sirene spiegate… e fatalità sta cercando proprio noi!

‘Ma poi, chi imparerebbe più ad affrontare le difficoltà?’

Così, venti anni or sono, feci ciò che potevo fare. Mi levai il giubbotto per ricoprire lo zaino, e comincia la mia lunga camminata verso casa. Io e l’ombrello abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale, tuttavia, dopo quel giorno, cominciai ad apprezzarlo di più!

Durante il tragitto provai a correre. Attraversai di fretta un incrocio, per poi accorgermi, con relativo clacson strillante, che forse stavo correndo troppo… rimanere lucidi, ed accettare le difficoltà, rimane capacità di pochi, ed io, giovane ed inesperto, rischiai di finire sotto un’auto a promemoria di tutto ciò.

Così, a pericolo scampato, accettai il destino crudele e mi incamminai con calma verso casa. Ci sarei arrivato, non c’era alcun dubbio, tutto stava nel capire che le difficoltà, come quel giorno, fanno parte forse della vita, e così accettare che esse possano trovarci impreparati.

Le difficoltà

Ma poi, chi imparerebbe più ad affrontare le difficoltà?

Così, venti anni or sono, feci ciò che potevo fare. Mi levai il giubbotto per ricoprire lo zaino, e comincia la mia lunga camminata verso casa. Io e l’ombrello abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale, tuttavia, dopo quel giorno, cominciai ad apprezzarlo di più!

Durante il tragitto provai a correre. Attraversai di fretta un incrocio, per poi accorgermi, con relativo clacson strillante, che forse stavo correndo troppo… rimanere lucidi, ed accettare le difficoltà, rimane capacità di pochi, ed io, giovane ed inesperto, rischiai di finire sotto un’auto a promemoria di tutto ciò.

Arrivai sotto casa in condizioni pietose, ma stranamente allegro. Superare un momento difficile può sembrare impossibile, ma spesso la vita ci insegna che tutto è fattibile, e che gran parte delle volte è proprio essa a metterci alla prova, nel bene o nel male… sta a noi superare le avversità e trovare il modo di ritrovare la nostra serenità.

Se ripenso ai giorni nostri mi chiedo quante volte sono intervenuto nel tentativo di risolvere un problema ad un collega, ma spesso penso che non tutto l’aiuto sia positivo; possiamo imparare senza chiedere, possiamo fare senza che ce lo ordinino e possiamo parlare senza avere il timore di farlo.

Sono orgoglioso di poter dire che quel giorno comunque non rimasi ad aspettare, perché nella mia vita, la proattività ha sempre avuto per me un ruolo fondamentale. Avrei potuto aspettare ore ed ore, nel malaugurato tentativo di evitare il problema; avrei potuto aspettare che le cose cambiassero…

' Ma per quanto tempo? '

Sarei rimasto così, fermo in attesa… in attesa che qualcun altro potesse risolvere il mio problema.