Fra molti anni, farò fatica a riconoscere il mondo di oggi.

Credo che farò molta fatica anche ad accettare il mondo per come sarà, e sarò altrettanto restio ad interpretare la nuova realtà nella quale dovrò vivere.

Le aziende cambieranno. Alcune saranno estinte, altre se ne andranno ma, ne sono sicuro, tra quelle che avranno il coraggio di esserci, una buona parte avrà investito in maniera seria e concreta nell’ innovazione tecnologica.

" Lo chiamano Progresso, e dicono faccia parte della nostra natura umana. "

— Fadini Alessandro, Temporary Manager

Il futuro, un luogo assurdo e meraviglioso.

Siamo e restiamo esseri fallibili, spinti da non si sa bene cosa allo sviluppo di noi stessi. Un’irrefrenabile bisogno di migliorarci che per fortuna, cambierà radicalmente anche il concetto di lavoro e di impresa.

Osserverò un mondo che cambia… un mondo che parlerà un codice binario, ma lo spero, fatto anche di una cultura del lavoro che punta più sulla qualità e non sulla quantità. I collaboratori saranno più formati, più capaci, mentre lo “sporco lavoro” lo faranno fare ai robot che oggi cominciano ad entrare nelle aziende manifatturiere di tutto il pianeta.

E così, alle prime luci della sera, quando gli alti professionisti abbandoneranno le proprie postazioni io, vecchietto moderno ma “old-style” dentro, vagherò nel nostro stabilimento per godermi la pace della quiete, quel raro momento in cui tutto sembra più vero.

In realtà non troverò pace, ingannato da un ricordo ormai svanito. Di notte le aziende saranno piene di esseri robotici che faranno il nostro lavoro, in barba alle leggi sindacali di un tempo. Staranno così, indifferenti… programmati per produrre e costantemente impegnati, incuranti nella propria solitudine, mentre di giorno uomini di sapere si concentreranno sul programmare, studiare ed inventare.

E così, prenderò una sedia...

una di quelle semplici, tutta legno e metallo, e ammirerò con nostalgia come sia cambiato il mondo. Mi avvicinerò a quei “cosi” (utilissimi, per carità), e racconterò loro come si stava bene un tempo, al tempo degli esseri umani.

Racconterò loro che, ‘Ai miei tempi’, si poteva arrivare al lavoro demoralizzati, per poi ritrovare il sorriso nel tragitto per arrivare in ufficio. Racconterò loro che bastava un attimo per organizzare qualcosa assieme, e che forse non serviva un pretesto, ma solo la voglia di volerlo fare.

La “passione” era il motore che faceva girare il mondo. Le persone rincorrevano i propri sogni, rischiavano, soffrivano… tutto in nome di un desiderio umano che era, in fin dei conti, la voglia di “lasciare un segno”, e niente più. Le persone si parlavano, condividevano, crescevano, e se volevi creare qualcosa di grande la prima cosa da fare era puntare proprio sulle persone, sui propri collaboratori.

‘Eh sì cari cosi, il mondo un tempo era diverso’, non dico migliore, ma “diverso”. E fatalità rimpiangiamo sempre ciò che era, come se un tempo le cose fossero state migliori, anche se in fondo proprio così non era.

La notte calerà su un altro giorno. E il progresso, di certo, avrà fatto un passo in più