E se foste voi dall'altra parte del bancone?

Un paio di mesi fa mi sono fatto trascinare da alcuni amici nella “novità del paese”. Una di quelle novità che ti lasciano a bocca aperta, dicono, quasi fosse la meta preferita da visionari di tutto il mondo.

 

Il solito nuovo locale alla moda...

Nel bel centro di un piccolo, ma onesto, paese è stato da poco inaugurato un locale sensazionale, che cadesse il mondo, ‘E’ da provare!’

Con tutte queste premesse, e con tutta la più buona volontà, finita una cena con alcuni amici eccomi di fronte alla porta del cosiddetto “nuovo locale”, pregustando emozioni irripetibili.

In effetti, sebbene ormai mi sia abituato da tempo alle novità che più che essere “nuove” sono leggermente diverse da quelle di prima, il locale a prima vista è ben curato. Design moderno, legno, luci soffuse e camerieri vestiti in maniera impeccabile.

E così, con il cuore gonfio di aspettative, io e i miei commilitoni ci avviciniamo al bancone, in attesa che qualcuno ci noti. Sopra le nostre teste un antico orologio in stile ci ricorda che sono le 21.30.

La lunga attesa

La nostra chiacchierata continuò infarcita di discorsi semi-filosofici, incentrati soprattutto sul come risolvere la pace nel mondo. Ad un certo punto, quasi come un richiamo, il mio sguardo si posò di nuovo sull’ orologio. Eravamo in attesa già da oltre dieci minuti, parcheggiati come una vecchia auto impolverata alla quale nessuno faceva ormai più caso.

La titolare non aveva alcuna intenzione di smuoversi da una lunga chiacchierata con la collega. Cameriere indaffarate giravano vorticosamente attorno a tavoli sgombri. Un cameriere, vestito di nero dalla testa ai piedi, stile James Bond, sembrava troppo egocentrico per abbassarsi al nostro livello.

Mi guardai attorno, attonito. Sembrava quasi che il cliente non fosse gradito, nel nuovo regno del divertimento.

E così, tutti d’ accordo, come i veri imprenditori, girammo le spalle e ce ne andammo, con la consapevolezza di non essere neppure stati notati. Essere un cliente e venire trattati così non è da noi, perciò ci dirigiamo verso il nostro solito ritrovo. Un altro locale, magari meno alla moda ma di sicuro più accogliente.

Nei giorni a seguire tirai le somme di quanto accaduto. La nostra azienda logicamente evitò il locale in due altre occasioni. Un pranzo dei responsabili aziendali, circa una decina di persone, ed una cena di fine anno, con una quarantina di persone.

In totale il nuovo “locale alla moda” aveva evitato circa cinquanta clienti, buttando dalla finestra minimo cinquecento euro.

Tutto questo senza contare che sia io, i miei amici ed i miei colleghi, abbiamo una rete di conoscenze, come chiunque… e che il passaparola negativo contagerà tutti coloro che parleranno della novità del momento, fermo restando che un cliente trattato male di certo non elemosinerà nei commenti negativi.

Morale della storia?

Nessun imprenditore può permettersi di trattare male un cliente, o di non servirlo, perché non si conosce il cliente, la propria rete ed i propri affari, perciò io credo che il dovere di ogni attività, soprattutto in questo momento storico ben preciso, sia quello di elevare il proprio livello di servizio, mantenendo nel contempo un prodotto di alta qualità.

Solo un collaboratore attento od un imprenditore sveglio, possono capire che ogni realtà deve puntare alla soddisfazione del proprio cliente, anche qualora non si concluda alcun affare, perché il passaparola è una attenta bilancia sulla testa di ogni attività, e sebbene coloro che “parlano male” possano non vedersi, non è detto che essi non esistano.

Credo che occorra molta attenzione e molta intelligenza nel gestire le cose con saggezza, ma credo anche che il vero imprenditore debba essere in grado di analizzare le dinamiche sociali e gestirle a proprio vantaggio.

Se no resterete lì, al bancone del bar, a chiedervi ‘Ma come mai non entra nessuno?’