Stiamo tutti cercando qualcosa.

Ho affrontato innumerevoli colloqui di lavoro con persone realmente esistite, giungendo alla conclusione che gran parte delle persone cambia lavoro alla ricerca di qualcosa che esiste, ma che non si vede.

Ma d’ altra parte è normale, credo…

Chi cambia lavoro è alla cerca di qualcosa, quel “qualcosa” che, nel proprio ambiente di lavoro, oggi non trovano.

Al primo posto...

Se dovessi fare una classifica metterei sicuramente per primo il Riconoscimento. Riconoscimento non significa solo soldi. E’ anche quella piccola cosa per la quale quando fai qualcosa di buono, qualcuno di importante ti batte una pacca sulla spalla e ti ringrazia di cuore.

Al secondo posto...

Al secondo posto, cosa della quale non ho mai dubitato, è l’ Organizzazione Aziendale, ossia il fatto che ogni giorno non si debba essere catapultati in mille situazioni complicate senza aver modo di capire se prima o poi le cose tenderanno a migliorare, ma che si abbia l’ impressione che qualcuno, in qualche parte del mondo, risolva i problemi quotidiani e miri ad un miglioramento delle condizioni attuali.

Al terzo posto...

Al terzo posto colloco le frasi del tipo ‘Nella nostra azienda il padrone è incapace’, ossia la Mancanza di Leadership e di capacità dell’ imprenditore. A nessuno piace lavorare in un luogo in cui chi comanda non esiste, e non si sa se sia vivo. Se poi quello stesso individuo è sostanzialmente incapace, nel gestire i collaboratori, ecco che la truppa si ritrova a rimirare l’ orizzonte in attesa di una nuova vela. Sperano in un nuovo capitano, pronto a salpare per nuove ed inesplorate destinazioni.

Serviranno grandi Leader.

Ecco perché in un mondo del lavoro in costante mutamento sempre più grandi leader riusciranno a creare grandi aziende. Saranno guidati da un istinto irrazionale che va oltre la mera visione economica del rapporto di lavoro. I Leader sanno ispirare anche se l’ obiettivo non è economico. Sanno dirigere anche mansioni di poco valore sociale. Sanno gratificare, anche senza utilizzare i contanti.

Nel mondo di oggi queste tre necessità di ogni individuo trovano sempre più spazio anche tra le mura aziendali. Agli imprenditori il grande compito di saperle coniugare nella propria impresa, gestendo da un lato i problemi “razionali”, ossia quelli si possono toccare con mano, e dall’ altro colmando il bisogno “irrazionale” di ogni individuo, ossia ciò che c’è, ma che non si vede.

Io ho sempre pensato che “fare impresa” non sia solo “spostare soldi” o “costruire cose”. Credo che oggi serva ben altro. In un mondo prettamente razionale, in cui tutto sembra maledettamente reale, coloro che sapranno ispirare le persone, e dare loro molto più di ciò che essi cercano, saranno vincenti.

Tutti gli altri vedranno persone valide uscire dalla porta sul retro, alla costante ricerca di una risposta alla fatidica domanda…

'Ma non gli ho forse sempre dato un ottimo stipendio?!'