Guardandolo sorridere non posso che essere felice di cosa abbiamo costruito finora.

Una settimana fa lo incontrai al supermercato. Pochi giorni dopo, appena entrato in auto, squillava sul telefono un numero ormai dimenticato.

‘Senti chi si risente’ gli dico, mentre dall’ altra parte della cornetta una voce familiare mi saluta piena di entusiasmo…

‘Ciao Alessandro, ti ricordi di avermi detto di venirvi a trovare?’

Davide, un bravo ragazzo della nostra zona, ha lasciato la nostra azienda circa tre anni fa. Oggi lavora in una carpenteria, ma soprattutto oggi, tre anni dopo, ha pensato che fosse bello rivedere i vecchi colleghi. Incontrandolo fuori dall’ orario lavorativo lo avevo invitato, gli avevo detto ‘Se vuoi non farti problemi a venirci a trovare…’

E così, una mattina, eccolo vagabondare per il nostro stabilimento fermandosi a parlare con gli amici di un tempo, eccolo ridere e scherzare con chi pochi anni fa divideva con lui diverse ore al giorno, quasi il tempo non si fosse mai fermato. I colleghi appena lo incrociano lo salutano, gli chiedono come sta, come un vecchio amico appena tornato da un viaggio lontano.

Gli vado incontro e gli offro un caffè.

Quante volte nella mia vita ho pensato che chi se ne va lo debba fare sempre di nascosto, quante volte le persone lasciano il proprio lavoro colme di rammarico, di risentimento, passando per la maggior parte delle volte dalla porta sul retro. Tanti amici, nel momento di cambiare lavoro, mi raccontano di “essersi tolti un peso” o addirittura lo fanno con stile, perché, a detta loro ‘Voglio farla pagare al mio ex datore di lavoro!’

Per non parlare dei colleghi imprenditori, quelli del tipico ‘non vedo l’ora di cavarmela di quello là’, quasi dimentichi di averla scelta quella persona, un tempo…

Lasciate che ognuno faccia il proprio percorso.

E così non posso che stupirmi di quanto accade nella nostra realtà. Ascolto le parole di Davide con cura, perché parla di vita, di nuove esperienze, ma soprattutto della ricerca di un cambiamento che parte da noi stessi, e poco ha a che fare con un nuovo posto di lavoro.

Mentre lo saluto e gli rinnovo l’invito mi sento davvero felice e pieno di energie. Ricordo di esserci rimasto male nel giorno del suo addio ma ho ben presente anche che nella vita si può voler provare qualcosa di nuovo. Si può voler rischiare, anche se poi forse ci si accorge che la differenza risiede nel nostro atteggiamento, ossia in quella ricerca continua del “poter essere chi siamo”.

E così ogni perdita è anche una nuova scoperta.

Chi se ne va lascia un vuoto. Chi arriva invece porta freschezza ed energia, come a ricordarci che nella vita è importante lasciare la libertà agli altri di poter decidere per sé stessi. Così le aziende di oggi si devono concentrare sulla consapevolezza che solo attraverso l’ascolto e la collaborazione reciproca possono far sentire le persone importanti, come lo sono.

Anche perché, alla fin fine, come disse Jim Collins…

" Una grande visione, senza grandi persone, è irrilevante. "

— Jim Collins, consulente HR ed autore