Ecco la prima delle cinque regole per un buon organigramma.

Credo che in tutte le medie-piccole aziende italiane e non, gran parte del segreto per ambire a creare una impresa di successo risieda, indiscutibilmente, nella gestione delle persone che la compongono.

Per questo occorre capire che, uno strumento semplice ma di indubbio valore, ossia l’ ORGANIGRAMMA AZIENDALE, riveste un ruolo vitale per il successo dell’ impresa.

Ho visto imprenditori capaci che si dimenticano di mettere per inscritto la struttura gerarchica della propria attività, rispondendo a chi chiede loro ‘Ma perché non delineare un bell’ organigramma?’ con la più classica delle frasi del capo-padrone, un elegante…

‘Ma perché, non hai ancora capito chi ti comanda?!’

" Ma perché, non hai ancora capito chi ti comanda?! "

— Un imprenditore di mille anni fa

Ruoli e mansioni chiare e definite, ecco il trucco.

E così ecco liquidato, in poche parole, un problema di gran parte delle piccole realtà artigianali italiane. La condivisione dei ruoli e della responsabilità può sembrare assodata, ma in realtà, nella testa delle persone, spesso non esiste, perché appunto non è mai stato scritto e condiviso.

Ho imparato la differenza tra organigramma e ‘Ma si dai che lo sai!’ quando un giorno mi ritrovai con un collega, nei giorni successivi alla condivisione dell’ organigramma aziendale, fatto di tante faccine ed altrettante linee e riquadri colorati. Avevo piazzato l’ albero gerarchico su un treppiede per poterlo mostrare a chiunque, e la riunione stava appunto vertendo su un problema causato, a dire del collega, da un collaboratore in produzione.

Mi si stava spiegando che il cosiddetto errore era stato commesso da un collaboratore che aveva preso una decisione personale, commettendo di fatto un errore di valutazione tecnica nella lavorazione di un determinato articolo.

Chi ha sbagliato?

‘Perciò, chi ha sbagliato?’ chiesi…

‘Beh’, mi rispose, ‘Visto che ha preso una decisione errata lo sbaglio è stato suo!’ mi disse, leggermente imbarazzato.

E’ incredibile come le cose cambino davanti ad uno schema. Ricordo che quel giorno mi alzai, andai vicino all’ organigramma e rimarcai la semplice linea che connetteva la foto del collaboratore con la foto del proprio responsabile, seduto di fronte a me.

Usai un bel pennarello di colore nero… mi guardò allibito, senza fiatare…

‘Questa linea’ dissi, ‘Noi la chiamiamo Responsabilità, ed è linea alla quale non possiamo sfuggire’ continuai…

‘Abbiamo scelto un ruolo, quello di responsabili, e questa linea ce lo ricorda..’ continuai.

‘Come ci ricorda’ dissi, ‘Che gli errori di coloro sui quali ricade la nostra responsabilità è senza ombra di dubbio anche parte di noi stessi’. Finii la mia arringa con l’esempio del “buon padre di famiglia”, ossia quel ruolo che qualcuno di noi ha, spesso proprio perché lo si è scelto.

La discussione finì con la sensazione che in realtà l’errore commesso dal lavoratore non era solamente un “suo errore”, ma era indiscutibilmente parte anche di una errata gestione della commessa e di una mancanza di attenzione e di regole scritte.

E così uscendo dalla stanza riguardai quell’ albero pieno di facce e di nomi, felice per aver capito qualcosa che altri non capiranno mai, chiusi nella convinzione che la condivisione delle responsabilità sia insita nella natura umana, dimenticando tuttavia che ciò che pensiamo noi nella nostra testa è un conto, ma non sarà mai ciò che gli altri sanno ed hanno compreso.

Ci sono molte altre cose che ho imparato da un organigramma. Ma questa è un’ altra storia…