Così accettai il cambiamento...

Quando firmai per la leva militare nel corpo nazionale dei vigili del fuoco, sentii, in un piccolo angolo di cervello debitamente nascosto, che sarei cambiato.

Ricordo con nostalgia che, quando un istruttore romano di circa centoquaranta chili mi indicò la scala da dover salire, provai quella che ancora oggi definirei “ansia da prestazione”. Però non avevo scelta, e forse è stata la mia fortuna.

Il cambiamento.

La verità è che per quanto visibile ed assodato, il cambiamento non è mai facile.

Se si parte con l’idea che il cambiamento debba essere semplice, è logico che forse sarà vero il contrario. Chi non accetta il cambiamento rimarrà con il broncio, seduto in un angolo ad aspettare che tutto passi. Aspetteranno un treno che forse è già passato.

Eppure, attorno a noi, ogni giorno il mondo è in continuo mutamento, e lo fa senza tanti proclami.

Il cambiamento è sempre stato la normalità.

Il mondo e la natura umana ci insegnano ad accettare il cambiamento. Per noi esseri umani tuttavia, il concetto di cambiamento, o di “adattamento alle circostanze”, ci sembra spesso troppo oneroso. Vorremmo una vita da birra media e divano ed invece ci rifilano sempre la solita fregatura composta da continue interruzioni pubblicitarie intervallate da lente ed inesorabili ricerche del telecomando.

Ed allora, se può servire, ben venga il vento del cambiamento, perché tanto qui non c’ è scelta. Se le cose cambiano il trucco è come sempre prepararsi, rimboccarsi le maniche e dare sempre il massimo. Mentre altri si lamentano del troppo vento qualcuno si è già messo in moto per costruire qualche bella pala eolica per sfruttare la situazione.

Ma d’ altra parte abbiamo capito come funziona…

" A lamentarsi sono capaci tutti, è a cambiare che lo sanno fare in pochi! "

— Fadini Alessandro, Temporary Manager