Molti dicono di non poter fare, ma dovrebbero ammettere che non vogliono fare.

Ero giovane, determinato, e maledettamente cocciuto, tuttavia, come a volte accade, avevo sbagliato.

Sì, avevo sbagliato a calcolare i tempi di lavorazione di una commessa, e in quel momento, realizzavo che, contrariamente a quanto comunicato ai miei collaboratori, il giorno dopo, un sabato, avremmo dovuto lavorare.

 

Ed allora i problemi divennero reali, perché mentre la mia coscienza di organizzatore si scontrava con l’ evidente sbadataggine, dall’ altra parte avrei dovuto chiedere a qualche collaboratore di chiudere un occhio e venire al lavoro il giorno successivo.

Tuttavia, ottimista come sempre, mi incamminai dall’ altra parte dell’ azienda in cerca della prima persona che avrei dovuto supplicare. Lo vidi al lavoro sul macchinario e mi avvicinai… ‘Dimmi tutto’ mi disse, senza neanche alzare lo sguardo, indaffarato come sempre.

Io, tanto per non perdere tempo, vuotai il sacco, dissi che avevo erroneamente calcolato male le tempistiche e che i clienti volevano venire a caricare la merce lunedì mattina e che mi serviva un aiuto. Mi sentivo una specie di neolaureto in bilico su di un ponte tibetano, in attesa della risposta del mio collega.

“Mi spiace, non posso!” sentenziò.

Seguirono secondi di silenzio imbarazzante, dopo i quali tornai con la coda tra le gambe verso il mio ufficio… nella mia testa non potevo dargli torto, non avevo dato nessun preavviso, e sicuramente il collega si era organizzato qualcosa nella mattinata successiva.

Stavo quasi per aprire la porta quando, forse spinto dalla sete di autolesionismo, decisi che sarei andato in fondo alla questione… d’ altra parte pensai, ‘non posso’ significa che è impossibilitato a recarsi al lavoro, ma cosa può essere che impedisce una cosa così apparentemente semplice, come venire al lavoro??

Mi riaffacciai nei pressi della macchina e gli chiesi il motivo di tale risposta… ‘Ho promesso a mia moglie che avrei portato lei ed i bambini al mare, non posso rimandare” mi rispose, aggiungendo “se no verrei volentieri” in tono sincero.

Ancora una volta ritornai sui miei passi, pensando a quanto ero stato sfortunato. Mi sentivo tradito, credevo che il mio collaboratore fosse un egoista da un certo punto di vista, ed io, che avevo sempre cercato di mediare, mi trovavo solo proprio nel momento del bisogno… poi una illuminazione. Non potevo desistere, valeva la pena fare un ultimo tentativo.

Girai i tacchi e per la terza volta ritornai sul luogo del delitto… ‘Ma scusa, non per farmi gli affari tuoi, ma non puoi andarci domenica al mare?’ gli chiesi.

‘Potrei’ mi rispose, ‘ma non so se mia moglie è d’ accordo’ continuò, mentre io vedevo già la luce in fondo al tunnel.

‘Beh, se è questo il problema…’ gli dissi, porgendogli il telefono aziendale.

Mi guardò incerto...

Non aveva ancora capito che facevo sul serio… e chiamò la moglie proprio in quel momento.

Ora certo non c’è bisogno di dire che la moglie, una volta spiegata l’ eccezionalità della situazione acconsentì volentieri capendo il mio problema, e che alla fin fine avevamo soddisfatto un altro cliente; però, la cosa che ancora mi fa piacere ricordare, è che potere e volere sono due cose diverse.

Chi ti dice che non può, in realtà si nasconde dietro un muro, ed è solo grazie alla comunicazione che si può passare oltre ed andare a fondo nei problemi.

Dopo quella esperienza comunque imparai a gestire meglio le cose, per fortuna, ed ancora oggi ricordo le parole che mi disse il collega quando chiuse la linea con la moglie… ‘Ecco, domani mi tocca venire al lavoro’ mi disse, con un sorriso abbozzato sul volto.

Lo ringraziai, poi gli misi una mano sulla spalla e gli dissi..’Beh, cosa c’ entro io, guarda che hai deciso tu di sposarti!’