‘Un altro passo e, ne ero certo, la mia vita sarebbe cambiata per sempre…’

Il mio arrivo a Roma...

Scesi dall’autobus di una grande città come Roma, e poi, con passo lento e misurato, mi avvicinai a quella che, per i prossimi tre mesi, sarebbe stata la mia nuova casa.

Ero giovane ed inesperto, e di fronte a me non riuscivo a vedere altro che un alto muro tutto attorno alla caserma. Ragazzi provenienti da tutta Italia mi attendevano al cancello di ingresso.

E così arrivai. Portai la mia valigia, unica compagna di viaggio, ed una grande speranza di imparare qualcosa di nuovo. L’ obiettivo era “mettermi alla prova, sfidando me stesso”. In alto, come a ricordarmi cosa ero venuto a fare, il grande simbolo del corpo nazionale dei Vigli del Fuoco apriva lo spazio su un piazzale gremito di adolescenti. In mezzo a loro c’ ero io, e la cosa che ricordo ancora, fu per certo, l’ immagine che si aprì appena terminato il viale d’ ingresso.

In gergo lo chiamano il “castello” ma è, a tutti gli effetti, una grande costruzione in legno che richiama un condominio di otto piani. Si usa come esercitazione, è ovvio, ed in effetti quel giorno diversi commilitoni arrivati il precedente trimestre, si stavano “arrampicando” sull’esterno della struttura, dotati di una scala in legno e di un moschettone bloccato in vita. Restai leggermente diciamo… “traumatizzato”.

E loro salivano...

Tutti noi volgevamo lo sguardo in alto con grande rispetto ed ammirazione. Ci interrogavamo per capire se ciò che stavamo vedendo sarebbe, prima o poi, toccato anche a noi.

Intanto sulla parete i militari, quasi per gioco, imparavano a proprio rischio e pericolo a raggiungere i vari piani dell’ edificio. Piano dopo piano, finestra dopo finestra, si mettevano sempre di più alla prova di fronte a sé stessi, di fronte alle proprie capacità ed in faccia alle proprie paure.

E mentre li osservavo dalla mia piccola panchina, in attesa di essere chiamato, mi venne il dubbio che forse, ciò che stavo osservando, era forse ciò che ero sempre stato.

Quello che vedevano i miei occhi erano persone determinate, pronte a tutto, ma soprattutto con un obiettivo in testa. Quel pensiero era la loro forza; una forza in grado di spingerle a dimenticare il ‘Non ce la faccio’, o il ‘Ho paura di non farcela’, per puntare diritti verso il prossimo traguardo, verso la propria meta.

E così anche io, come loro, nei giorni a venire imparai ad affrontare il “castello”, ma soprattutto capii che…

" Il raggiungimento di un risultato parte sicuramente dalle proprie capacità, ma nasce da una forte ed insensata determinazione. "

— Fadini Alessandro, Temporary Manager

I Vigili del fuoco, a loro modo, mi insegnarono a non avere paura, a non essere titubante. Spesso sono proprio le nostre paure a bloccarci ed a rendere tutto più difficile. Ho imparato che non è tanto “cosa facciamo” che ci distingue, ma è proprio l’ attitudine mentale di fronte agli ostacoli ad autodefinirci.

Anche oggi, ritornando nel presente, vedo persone che si lamentano ogni giorno. Sono persone senza un vero obiettivo nella vita, persone che, su quella scala, non potranno mai salire.

Esistono uomini e donne che in testa non hanno obiettivi. La loro vita non è un percorso, una lunga salita. Per loro la vita è restare a terra, guardando gli altri scalare le proprie paure e salire sempre più in alto. Nel frattempo, al piano terra, regna il silenzio e tutto rimane immobile.

Ma che siate uno o l’ altro tipo di persone per me non cambia molto. L’ importante, come dico spesso, è che se nella vita avete deciso di prendere in mano una scala e volete provare a mettervi alla prova, provate a farlo.

Guardate in alto, prendete un bel respiro e via, mettete da parte qualsiasi dubbio…

'E' ora di cominciare a salire!'